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Tra storia e cultura: il lungo viaggio della xilografia.

xilografia cabiria

L’invenzione della xilografia rivoluzionò radicalmente il concetto di comunicazione: con essa la stampa nacque in Cina, grazie all’idea di usare blocchi di legno per imprimere segni e caratteri su materiali usati allo scopo, come naturalmente la carta (anch’essa, guarda caso, venuta alla luce all’ombra della Grande Muraglia).

E la stampa significò libro: a questo proposito, la palma di primo testo della storia era stata assegnata ufficialmente al “Sutra del Diamante”, opera buddhista datata 848, fino a che un altro rotolo, risalente al 750, è stato scoperto all’interno di un’antica pagoda, in Corea.

Sembra che da quelle parti infatti la xilografia, dopo essere stata mutuata in virtù di scambi frequenti e sistematici, sia stata ulteriormente perfezionata.

Il metodo in oggetto, in ogni modo, era stato utilizzato già molto prima per impreziosire i tessuti con elementi grafici decorativi e sempre dalla Cina (con la prima testimonianza collocata attorno al 220) si diffuse progressivamente presso altre civiltà, per esempio, in Egitto, tra i Copti, nei secoli V e VI.

A parte ciò che le ricerche hanno stabilito sull’avvento della stampa e le suggestioni che ne possono derivare, il meccanismo che governa il funzionamento della xilografia è in sé molto semplice. Le tavolette, recanti il rilievo di caratteri o addirittura di immagini (ecco perché il sistema si presentò comodo ed economico, fin dai suoi albori) fungono da matrici e, dopo essere state passate nell’inchiostro, si utilizzano per lasciare il segno corrispondente sulla superficie prescelta. Procedimento facile da descrivere, ma difficile da gestire nella sua attuazione: insomma, un’attività per veri maestri.

Tornando alla storia, a cavallo dei secoli XIII e XIV – quando tra Cina e Corea, ormai da quasi trecento anni, si erano affermati, per poi svilupparsi con varie evoluzioni, i caratteri mobili – la stampa a blocchi di legno si affacciò in Europa. Ma la questione se sia giunta dall’Estremo Oriente, seguendo le rotte dei traffici commerciali, o se invece sia stata frutto di intuizione anche nel Vecchio Continente, resta materia di controversia. Gutenberg pareggiò definitivamente i conti, a metà Quattrocento, con la sua tipografia; eppure, anche in questo caso non è avvalorata l’ipotesi di conoscenze tecniche – quelle che oggi chiameremmo know-how – pervenute attraverso i contatti con l’Asia.

Cosa ne fu, allora, della xilografia? Dal XV secolo, con la stampa del libro consegnata in appannaggio ai caratteri mobili, i blocchi di legno divennero “preda” di artisti famosi. Soprattutto pittori nordici come Dürer, Cranach, Hans Holbein il Giovane e Luca de Lejda si cimentarono (e con successo) anche con la tecnica dei disegni incisi su matrice lignea da imprimere poi su carta.

Il filone, dopo una lunga pausa, a inizio 900, trovò linfa vitale nell’opera di maestri quali Gauguin, Munch e, in Italia, Adolfo De Carolis.

Dalla xilografia alla stampa digitale dei nostri giorni, il viaggio è lungo due millenni, attraverso i continenti e le culture: una storia meravigliosa e più o meno determinante, a seconda dei contesti, per la diffusione di lingua e letteratura, di arte e grafica, e quindi, in definitiva, della comunicazione.