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Armando Testa. Pubblicitario e narratore di storie.

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Avete presente i personaggi iconici del caffè Lavazza: Caballero e Carmencita? Oppure Pippo l’ippopotamo azzurro della Lines? Tutti questi protagonisti di pubblicità notissime nascono dalla penna geniale di Armando Testa.
Armando Testa è tra i più noti pubblicitari italiani del novecento. Dopo anni di studio e lavoro, nel 1957 aprì lo Studio Testa che si specializzò in grandi campagne pubblicitarie anche televisive. Armando Testa collaborò con numerose importanti aziende, come Sasso, Lavazza, Simmenthal, Carpano.

Punt e Mes: pubblicità che fa la storia

Proprio per l’azienda Carpano, produttrice di Vermut, Armando Testa ideò una serie di personaggi comici, come il Re Carpano, personificazione del liquore, di volta in volta in una veste diversa: Napoleone, Cavour e Giuseppe Verdi. Successivamente nel 1960 sempre per la stessa azienda, creò uno dei suoi più noti lavori pubblicitari, il manifesto per il liquore Punt e Mes: una rappresentazione stilizzata del Re Carpano, composto da una sfera sospesa sopra una mezza sfera. La geometria dell’immagine richiama il significato del nome del liquore, che in dialetto piemontese significa ‘punto e mezzo’.
Armando Testa creò così una delle pubblicità italiane più famose di tutti i tempi, rappresentando il prodotto con un’idea concettuale, senza mostrarlo effettivamente. E Punt e Mes diventò presto un vero e proprio simbolo nella cultura di massa degli anni sessanta.

Uno stile colto e attuale

L’artista fu un innovatore del linguaggio pubblicitario, poiché nelle sue opere poche volte appariva il prodotto pubblicizzato. Più spesso era un’idea astratta a richiamare il prodotto e a imprimersi nella memoria con la forza del segno.
Il punto di forza dell’artista fu il suo umorismo, nei giochi di parole e nei continui “richiami al prodotto”, come nel manifesto del Punt e Mes. Testa prendeva ispirazione dall’arte, dal cinema e dalla fotografia, per le tecniche di racconto e per la rappresentazione dei personaggi.
La sintesi del messaggio, il richiamo al prodotto senza mai mostrarlo, lo sfondo bianco per esaltare il concetto, sono tutti elementi che hanno fatto scuola e che ancora oggi sono tecniche che potremmo definire classiche, cui ispirarsi anche in tempi di fruizione veloce come quella dell’era digitale.